In questi giorni sto rispolverando i mei testi universitari, in particolare quello che mi è piaciuto di più: "Hapù, manuale di tecnica della comunicazione pubblicitaria" del grande Livi (non l'autore ma il nostro docente di costruzione del messaggio pubblicitario, che persone di mia conoscenza ;) ricorderanno bene)........
C'è sempre stato un paragrafo di storia della pubblicità che ho sempre amato, ve lo riporto:
" Il più antico mestiere del mondo non è quello che popolarmente si crede. Il primo mestiere l'ha inventato un serpente, o meglio Satana mascherato sotto le apparenze di un serpente. La storia la conosciamo tutti: è raccontata nei primi capitoli del Genesi. Ma non molti hanno osservato che quell'evento non è solo l'inizio delle pene esistenziali dell'umanità. E' anche l'inizio della pubblicità.
La scena è ambientata nel paradiso terrestre. Abbiamo un comunicatore - il diavolo, appunto - che si è proposto l'obiettivo finale di vendicarsi di Dio e per raggiungere questo obiettivo ha ideato un piano strategico: farà in modo che le creature disubbidiscano al loro creatore; il suo obiettivo di comunicazione è quello di persuadere la coppia umana ad assaggiare un frutto che Dio ha proibito di mangiare. Ha selezionato il suo target group, in questo caso una sola persona, la più suggestionabile, la più aperta al cambiamento, Eva, e ha elaborato una copy strategy in cui è delineata una promessa estremamente allettante: "Se mangerai il frutto dell'albero vietato, diventerai come Dio". La promessa è tale che Eva, all'improvviso, percepisce il frutto sotto una nuova luce; ce ne sono tantissimi altri lì intorno, succosi e maturi, ma questo è il più bello da guardare, il più importante da possedere, il più buono da mangiare: il demonio ha costruito una nuova immagine per la mela. Persuasa dalla campagna diabolica, Eva mangia e agisce poi da influenzatore nei confronti di Adamo, convincendo anche il compagno ad assaggiare il pomo.
Il seguito è noto. Il progenitore dei persuasori e tutta la sua stirpe vengono maledetti e, davanti ai rimproveri divini, Eva si comporta come una qualsiasi consumatrice dei nostri tempi, attribuendo la colpa della scelta errata non a sè stessa, alla proprioa voglia di esplorazione, alla propria curiosità, alla propria libertà di decisione, ma accusando la subdola seduzione del furbo comunicatore, "il più astuto di tutti", il serpente.
Chi in tutta questa storia si è dimostrato assai inesperto in materia di comunicazione è proprio Dio che, promulgando il divieto di mangiare quel frutto e formulando una promessa-minaccia troppo enorme per essere credibile ed efficacemente dissuasiva, ha finito con il rendere tanto più attraente e desiderabile proprio l'oggetto che voleva allontanare dalla concupiscenza umana innescando un prevedibile fenomeno di controdipendenza - come sembrano non aver capito tanti legislatori che ancora oggi si affannano a rendere più affascinanti droghe, alcolici e tabacco attraverso proibizioni e minacce"
Nessun commento:
Posta un commento